Sulla Centrale Elettrica di Ponza, tra esposti, denunce,  appelli, sentenze,  ordinanze, contro ordinanze, articoli, conferenze di servizio, tavoli tecnici, progetti, varianti, ecc, negli anni si sono consumati quintali di carta, ettolitri d’inchiostro e probabilmente milioni di euro, che avrebbero potuto  avere un impiego migliore, con buona pace di tutti i soggetti in campo.

Negli ultimi tempi  poi questo, super attivismo burocratrico-giudiziario, ha toccato vette senza precedenti.  Prima di Natale,  il Commissario Prefettizio di Ponza –  sulla scorta di un atto della Provincia – dà alla SEP i canonici 8gg.: il primo gennaio si chiude!
Poi, per fortuna, arriva il classico contrordine, e la Centrale non chiude più!

Ma – dice il commissario – bisogna ripartire con il progetto di trasferimento in località Monte Pagliaro – avviato negli anni novanta – e poi fermatosi per motivi a noi sconosciuti. Il tavolo tecnico del 30 dicembre conferma che così com’è la centrale di Cala Acqua non può farcela a fornire energia  a tutta l’isola. Però la Società Elettrica Ponzese dovrà adeguare le linee e il gruppo d’emergenza a “Le Forna” per consentire una produzione e una distribuzione elettrica sufficiente al fabbisogno. L’obiettivo è ridurre drasticamente l’utilizzo dei motori diesel di Giancos, che l’amministrazione provinciale ritiene non idonei, tanto da  ritirare l’autorizzazione per l’esercizio della centrale.  Provvedimento che la SEP, giudica quantomeno abnorme, tanto da impugnarlo al TAR. La sentenza è attesa per il prossimo 12 gennaio.
E’ inutile dire che da essa dipenderà molto di quello che avverrà nel campo della produzione dell’energia elettrica sull’isola.

Chissà a che punto saremmo oggi, se tutte le energie e risorse, di cui facevamo cenno all’inizio, invece di essere così inutilmente dissipate fossero state impiegate per incominciare a produrre energia pulita.
E’ ormai tempo di una svolta ecologica, una centrale ecocompatibile che sfruttando mare, sole e vento (mini eolico)  punti quantomeno a ridurre l’uso del gasolio. In tutto questo, un ruolo chiave lo dovrà avere la Regione Lazio, cominciando col predisporre un piano complessivo, supportato da adeguati investimenti, dal sicuro rientro sul piano turistico-ambientale oltre che energetico tout court.
Insomma Ponza ed anche Ventotene potrebbero essere delle isole felici, energeticamente autosufficienti ed affrancate da tutta una serie di problemi.

La pietra nello stagno è stata buttata! Se i cerchi si allargheranno velocemente o meno dipenderà moltissimo dalla sentenza che il TAR di Latina emetterà nei prossimi giorni.
E come spesso succede a Ponza, a decidere saranno i giudici e non il buon senso e la lungimiranza.

 Portofranco

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