Ma da quando e perchè, il mio amico d’infanzia Coppa Salvatore è diventato Sam? E’ strano ma è stata la prima cosa che mi è venuta in mente, quando ho appreso della tua prematura partenza per il viaggio a cui tutti siamo destinati a partecipare.
Poi la mente è andata a quei lunghi pomeriggi passati insieme a “guerreggiare” nella zona della Dragonara della fine degli anni ’50. Ricordo le ardite incursioni che insieme facevamo  sugli Scotti, nel territorio ‘nemico’ della banda di Antonio Conte,  quali membri dell’esercito della Dragonara, tu col grado di sergente e io di Capitano (solo perchè avevo due anni in più). Erano i tempi i cui nostri eroi erano i “ Ragazzi della via Paal”.
Sono certo che non hai dimenticato gli epici scontri  con l’esercito degli Scotti armati di spade-bastone (che facevano un male cane), nella piazzetta del Pino sulla Dragonara. O di quella volta, quando io e te circondati da preponderanti forze nemiche fummo salvati dal provvidenziale intervento di don Salvatore Tagliamonte e sua  madre che abitavano in quei paraggi. Io non lo dimenticherò mai, anche perchè tu avresti potuto sganciarti come fecero gli altri. Ma tu invece di scappare, corresti in mio soccorso.  La bandiera, che io impugnavo,  non doveva cadere in mano al nemico – mi dicesti dopo. Già la nostra bandiera. La ricordi Sam? C’era una Drago rosso che avevo recuperato distruggendo una prezioso ricordo del nonno che, nel Battaglione San Marco,  aveva fatto la campagna di Cina ai tempi della rivolta dei Boxer. Sono tante le immagini di quegli anni che mi passano davanti agli occhi, Sam. Invecchiando ritornano vivide in maniera impressionante. Ricordi di quella volta che  stavamo “torturando” un prigioniero degli Scotti e tu ti mettesti a piangere per far cessare quel gioco che rischiava di finire male? Sono certo che adesso ne starai parlando  con il prigioniero di allora, che ci ha preceduto da parecchio nel viaggio finale. Mi sembra  di sentire ancora chiaro e forte il tuo richiamo – un fischio lungo e modulato – durante le controre dell’estate in cui era proibito uscire di casa.  E io, pur sapendo la “mazziata” che mi aspettava la sera, uscivo quatto quatto per non farmi sentire da mamma che dormicchiava.
Ogni giorno una nuova avventura.

Adesso smetto e ti saluto, altrimenti divento noioso. Ah! Mi sono ricordato perchè diventasti Sem: fu quando partecipati a quel gruppetto rock degli anni 70, di cui non ricordo il nome, come batterista.  Sei stato un buon amico, un bravo batterista, un appassionato cacciatore, un valente ‘mastro’ muratore e sopratutto una persona buona. Ciao  sergente  Sem Coppa.

Il tuo compagno di giochi, Franco

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