Non c’è alcuna volontà di rilevare oltremisura le incongruenze di una gestione dell’Autorità portuale di  Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, di fatto personalistica e incongruente per le sorti della portualità della Provincia di Latina, ma i motivi di riflessione da trasferire ai cittadini il presidente del’Autorità, Pasqualino Monti, ce ne offre a iosa, come quella che ci apprestiamo a raccontare.

Non molti sanno che Monti ricopre all’interno dello stesso ente il ruolo di presidente, dirigente e direttore amministrativo.

Ed è altrettanto strano che a distanza di mesi dal suo insediamento alla presidenza, Monti non abbia trovato il tempo di decidere di lasciare gli altri incarichi per non creare imbarazzo, quantomeno, alla stessa Autorità portuale.

E’ poi altrettanto strano che nessun ente che partecipa alla gestione dell’Autorità o ne ha il controllo, penso a  Capitaneria di Porto, Regione Lazio e Ministero, tra gli altri, non abbiano fino ad oggi ritenuto di sollevare il caso.

In virtù di questo indiscutibile stato di fatto, ci chiediamo come possano convivere sotto l’aspetto erariale i diversi compensi che il presidente dell’Autorità portuale Monti percepisce, sia nella sua qualità di presidente sia come dirigente e direttore amministrativo.

Interessante sarebbe poi conoscere il lavoro che Monti svolge nella sua qualità di dirigente e come questa non abbia mai sollevato problemi d’incompatibilità, rispetto all’altra carica di presidente che riveste.

Per comprendere meglio basta dare uno sguardo all’organigramma che appare sul sito istituzionale dell’Autorità portuale, dove ne discende che il direttore amministrativo e funzionalmente dipendente anche dal presidente per interpretare tutte le perplessità che sprigiona la contemporaneità del doppio – triplo incarico.

Da perfetto Giano Bifronte ante litteram, presumiamo che il Monti presidente rispetto alla valutazione degli atti che predispone con l’incarico di direttore amministrativo, li giudichi senza dubbio i migliori possibili.

Valutazioni che forse possiamo definire dubbie, proprio perché predisposte dallo stesso soggetto.

Ci lascia poi senza parole come le più elementari regole di gestione di un ente pubblico, che esigerebbe un organigramma di direzione articolato e non concentrato nelle cariche più importanti soltanto su una persona, violi di fatto ogni percorso virtuoso per avere una’efficiente amministrazione.

Di assodato e posto in negativo c’è anche un altro dato incontrovertibile: il network dei porti laziali in questi mesi di presidenza Monti non ha mai dato dimostrazione di essere un ente che funziona in eguale misura per tutti i consociati.

Questione che si può dimostrare con atti alla mano e non a chiacchiere.

L’Autorità ha funzionato bene, anzi benissimo, solo per Fiumicino e Civitavecchia a dispetto però di Gaeta.

L’ennesimo fulgido esempio di quest’assunto sono le recenti dichiarazioni che il presidente Pasqualino Monti ha rilasciato in occasione di un convegno svoltosi a Civitavecchia, dove per il porto di Gaeta non c’e’ stato neanche un pur modesto accenno di esistenza in vita.

Da circa un anno assistiamo a uno spettacolo di gestione politica e amministrativa dell’Autorità Portuale che non si può condividere, e non solo perché relega la portualità pontina all’interno di una prospettiva di non sviluppo.

Per queste ragioni, dopo la pausa estiva, farebbe bene il presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani, a porre all’attenzione di chi ne ha la competenza un dossier in grado di documentare tutte le incapacità di gestione dell’Autorità rilevate nei primi 12 mesi di gestione Monti.

 

Everardo Longarini

Portavoce del Presidente della Provincia di Latina Armando Cusani

 

 

 

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