SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

“BIANCA” A GAETA


Sono le 0600 del 5 agosto 2012, una musica assordante nell’albeggiante candore delle prime luci dell’alba dà la sveglia, per chi è riuscito a dormire, ai poveri residenti della “terra di nessuno” circostante gli alberghi siti in uno spazio un dì dedicato al culto di Serapide.

Al profumo dei petali di rosa e delle spezie degli aromi sacrificali alla Dea si sostituisce l’olezzo dei rifiuti organici di una notte di bagordi: vomito, urina, feci sono le novelle offerte al dio del divertimento incontrollato.

Questa è la sveglia!

Lascio al lettore l’idea di quella che può essere stata la notte in quest’area metropolitana abbandonata al falso ludibrio di pochi.

Non sono un puritano, tantomeno uno che ha l’abitudine a gridare allo scandalo, ma vi assicuro che sono rimasto allibito quando, intorno alle ore 0500 ho visto giovani di entrambi i sessi, senza il minimo ritegno, utilizzare i muri perimetrali delle abitazioni di Via Palermo come vespasiani.

Ero convinto che questa situazione si fosse verificata soltanto in questa zona, ma aggirandomi stamani tra i vari bar ed esercizi commerciali e “impicciandomi” degli episodi notturni, ho tristemente appreso che l’orripilante comportamento ha trovato terreno in altri contesti territoriali.

Probabilmente il termine “mezza” che qualifica la notte trascorsa non va attribuito soltanto al periodo estivo  ma anche al candore con cui si vorrebbe far distinguere la specifica notte dalle altre, perché, a quanto pare, di bianco totale c’è stato soltanto la notte insonne dei poveri cittadini e turisti che nonostante tutto continuano ad amare Gaeta.

Peccato perché tante altre belle ed interessanti iniziative sono passate in secondo piano.

Solitamente in questi casi si suole dar colpa ai giovani “che ormai non hanno più ritegno”, oppure “questa gioventù non ha più valori” od altre espressioni di questo tipo.

Io non concordo ed opto per altre tre diciture: una popolare”o’ pesc puzza da cap’”, una pronunciata da Cicerone nell’”Orazione pro Milone” “La speranza di impunità è lusinga efficacissima per commettere eccessi”, l’ultima dettata da Demostene “l’impunità dei colpevoli invita alle colpe”.

Come si può facilmente dedurre la responsabilità di quanto accade, a mio modesto parere, risale SEMPRE a chi nella società civile e democratica ha il dovere, per non parlare di obbligo, di far rispettare le regole ed in parte anche ai singoli cittadini che nel rispetto proprio e della comunità di cui fanno parte non possono “volgere il volto “ dall’altra parte.

Cari Amministratori della mia adorata città comprendo perfettamente la grave eredità che pesa sulle vostre spalle, come sono consapevole della difficoltà con cui viene retto l’equilibrio instabile delle alleanze politiche, ma non posso accettare che in virtù dei suddetti fardelli si giustifichi la mancanza di controllo di una delle più belle città d’Italia.

La nostra città sta morendo e poco finora è stato fatto.

Caro Sindaco, sei pieno di speranze ed in te nutro simpatia, rispetto e la massima comprensione. Tuttavia voglio rammentarti che colui che comanda, specie nelle situazioni difficili, è solo! E quando si è soli ci vuole coraggio.

Von Hindemburg ha scritto (scusate sono un militare) ”Quasi tutte le decisioni importanti, e non soltanto in guerra, contengono in sé un rischio: e che anzi la grandezza di un atto sta essenzialmente nella misura in cui si osa, ed a tale stregua deve essere giudicata.

Quando un Comandante, sul campo di battaglia, lancia nella lotta le sue ultime riserve, egli non fa ciò che la sua Patria esige a buon diritto da lui: assume su di sé la responsabilità del suo atto e mostra il suo coraggio nell’attuare l’ultimo passo decisivo, senza del quale la vittoria non potrebbe essere ottenuta.

Un Comandante che non possa o non voglia prendere su di sé la responsabilità dell’impiego delle sue ultime forze per ottenere il successo, è traditore verso il proprio popolo.

Se il colpo non gli riesce, egli viene certamente fatto segno alle maledizioni ed allo scherno dei DEBOLI e dei VILI; ma questo è il destino del Comandante.

Ogni grandezza mancherebbe, se non ci si basasse solo sui calcoli sicuri e se la raccolta degli allori non dipendesse dal coraggio e dalla responsabilità”.

Infine sappi che la storia si scrive ogni giorno e mi auguro ed auspico che sotto il tuo mandato mai più la storia di Gaeta annoveri pagine come quella di stanotte.

Paolo Borsellino ha detto: “chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. Coraggio Cosimo.

Ernesto Bonelli

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