Si trova all’interno della cabina del  ‘Santa Lucia II’  il corpo di Davide Curcio.

Lo avrebbero individuato per mezzo del Rov, una telecamera subacquea, che ha ispezionato il relitto del peschereccio affondato l’altro giorno, mentre era in pesca sulle secche del Vara a sud di Livorno.

Insieme a Davide ci sono anche i suoi due cani. Una scena terribile e commovente deve essere apparsa agli occhi dei ricercatori. Le telecamere subacquee hanno anche permesso di stabilire che pare la rete del ‘Santa Lucia II’ si era impigliata in un grosso siluro, probabilmente residuato bellico.

Sulla base delle testimonianze del superstite Roberto Caddeo, sarebbe stata ricostruita anche la dinamica: visti vani i tentativi di disincagliare la rete incagliata in  un ostacolo sconosciuto allora a all’equipaggio, Silverio, il papà di Davide perito nell’incidente, avrebbe ordinato a Davide di aumentare la potenza del motore, per sollevare l’ostacolo o strappare la rete e comunque liberarla.

Per eseguire la richiesta, Davide seguito dai suoi fidi cani, si sarebbe portato nella cabina dove  si trovano i comandi del motore. In quel mentre il Santa Lucia II si capovolgeva e affondava rapidamente, portando con se a 70 metri Davide e i suoi fedeli amici.

Per recuperare il corpo del povero Davide, è atteso sul posto una squadra di sommozzatori specializzati.

In questa nuova questa tragedia”ponzese” del mare, ci sono alcune inquietanti ripetizioni.

Il peschereccio affondato nelle acque di Livorno, porta lo stesso nome,“Santa Lucia”,  di un’altra nave che proveniente da Ponza, nel 1943,  affondò al largo di Ventotene dove perirono circa 70 persone.

La famiglia Curcio era stata già colpita da una analoga disgrazia nel 2003, quando Pasquale, fratello di Silverio, morì sul suo peschereccio affondato dal mercantile ‘Jolly Blu’.

Portofranco

Nella foto: Davide e Silverio Curcio, in un momento felice.

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