Il 19 luglio del 1992, il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta perdevano la vita nella strage mafiosa di via D’Amelio a Palermo, a poco più di un mese dall’altro eccido di Capaci, in Sicilia, dove vennero uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta.

A venti anni da questi sanguinosi episodi, non unici nella lunga catena di morte impressa dalle varie organizzazioni malavitose presenti nel nostro Paese, ancora molto resta da fare perché lo Stato e la società civile si facciano parte attiva per debellare questo “cancro sociale” della criminalità organizzata.

Mentre sul versante istituzionale va sottolineato un notevole sforzo di contrasto da parte di numerosi magistrati, delle forze dell’ordine e di varie associazioni impegnate a promuovere la giustizia, su quello del vissuto ordinario e della cittadinanza, purtroppo, va registrata una caduta del senso della moralità e della legalità nelle coscienze e nei comportamenti di molti italiani.

La crisi della legalità si manifesta anzitutto nell’esplosione della grande criminalità organizzata, fornita di ingenti mezzi finanziari e di collusive protezioni, che spadroneggia in varie zone del Paese, impone la sua “legge” e il suo potere, attenta alle libertà fondamentali dei cittadini, condiziona l’economia del territorio e le libere iniziative dei singoli, fino a proporsi, talvolta, come Stato di fatto alternativo a quello di diritto. Accanto a queste associazioni malavitose, esiste una nuova criminalità così detta dei “colletti bianchi”, che volge a illecito profitto la funzione di autorità di cui è investita, impone tangenti a chi chiede anche ciò che gli è dovuto, realizza collusioni con gruppi di potere occulti e asserve la pubblica amministrazione a interessi di parte.

E’ urgente, quindi, un recupero di legalità, il rispetto e la pratica delle leggi, condizioni fondamentali perché vi siano libertà, giustizia e pace tra gli uomini, nella consapevolezza che la promozione e la difesa della giustizia è un compito non solo di coloro che ricoprono posti e funzioni nelle Istituzioni, ma di ogni cittadino, sia pure con rilevanza diversa secondo il ruolo sociale che si riveste.

Una lotta efficace alla criminalità esige certamente una migliore attività di controllo e di repressione da parte di tutti gli organi preposti all’ordine pubblico e all’attuazione della giustizia, come pure la disponibilità dei necessari strumenti materiali e processuali per poter svolgere adeguatamente il proprio compito.

Sorprende, quindi, la decisione contenuta nell’emendamento approvato dalla Commissione Bilancio del Senato il 1° settembre 2011 di ridurre il numero dei tribunali minori e le sezioni distaccate, con l’obiettivo di realizzare un risparmio di spesa e un incremento di efficienza.

Sono coinvolti in questa decisione,  quindi a rischio chiusura, anche il tribunale di Cassino e le sedi distaccate del tribunale di Latina, quelle di Gaeta e Terracina, tutti situati nel Basso Lazio, territorio dove sono già presenti fenomeni di infiltrazioni della criminalità organizzata, operazioni di riciclaggio ed investimenti di risorse finanziarie provenienti da attività illecite.

La chiusura delle tre sedi giudiziarie determinerebbe un abbassamento del livello di guardia contro l’avanzamento delle organizzazioni malavitose, oltre al rallentamento di un considerevole numero di procedimenti pendenti e all’aumento dei costi per tutte le persone che dovranno raggiungere le sedi dei tribunali ordinari rimanenti, creando un grandissimo disagio a tutto il bacino d’utenza.

Per tali ragioni, la Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali dell’Arcidiocesi di Gaeta chiede ai Sindaci dei comuni situati nel Basso Lazio, ai Presidenti delle Province di Latina e Frosinone, ai parlamentari eletti in questo territorio, di farsi parte attiva presso il Governo, affinché sia scongiurata la chiusura del tribunale di  Cassino e delle sedi distaccate di Gaeta e Terracina.

Nella convinzione che nulla debba restare intentato quando è in gioco la salvaguardia della giustizia e che l’azione politica debba ritornare alla sua funzione originaria, volta a servire il bene di tutti i cittadini con particolare attenzione ai più deboli, ci auguriamo che questo appello non venga disatteso.

Consulta Diocesana Aggregazioni Laicali

Arcidiocesi di Gaeta

 

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