E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4 (Gazz. Uff. 1 febbraio 2012, n. 26) per il riordino, coordinamento e integrazione della normativa nazionale in materia di pesca e acquacoltura, fatte salve le competenze regionali, al fine di dare attuazione ai criteri e agli obiettivi previsti dal regime comunitario istituito per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e per favorire pratiche sostenibili.

Una novità importante riguarda la definizione che viene data dell’acquacoltura, al fine di stabilirne i confini e dare certezza agli operatori.L’acquacoltura è l’attività economica organizzata, esercitata professionalmente, diretta all’allevamento o alla coltura di organismi acquatici attraverso la cura e lo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, in acque dolci, salmastre o marine.Per il Dl sono connesse all’acquacoltura anche le attività parallele esercitate dal medesimo acquacoltore, dirette a azioni di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione, promozione e valorizzazione, che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalle attività oggetto delle nuove regole. E sono assimilate anche le attività legate alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività di acquacoltura esercitata, ivi compresa l’ospitalità, azioni didattiche e culturali finalizzate alla corretta fruizione degli ecosistemi acquatici e vallivi e delle risorse dell’ acquacoltura, oltre che alla valorizzazione degli aspetti socio-culturali delle imprese di acquacoltura, esercitate da imprenditori, singoli o associati, attraverso l’utilizzo della propria abitazione o di struttura idonea.In sostanza il provvedimento vuole regolare così l’attuazione di interventi di gestione attiva, finalizzati alla valorizzazione produttiva, all’uso sostenibile degli ecosistemi acquatici e alla tutela dell’ambiente costiero. Sia gli operatori della pesca che quelli dell’indotto hanno molta difficoltà a far fronte ai crediti vantati nei loro confronti dalle banche per mutui concessi per l’acquisto e/o il miglioramento degli attrezzi di pesca e/o strumenti per il lavoro quotidiano, e/o anche per la conduzione familiare.Da qui, ritenuto che nell’immediato bisogna, dunque, urgentemente rapportarsi con gli organismi tecnici del Ministero delle Politiche Agricole e della Commissione Europea per ottenere una deroga corrispondente alle particolari caratteristiche del Golfo di Gaeta e del litorale laziale e campano, per cercare di modificare il citato Decreto legislativo n° 4/2012; rilevato che, nelle more della eventuale ed auspicata deroga, è necessario attivare ogni misura di sostegno ed accompagnamento ai pescatori economicamente danneggiati dall’introduzione delle disposizioni comunitarie : niente assistenzialismo e niente politica passiva, ma FATTI, impegni e presenze dei Politici presso gli Uffici della UE e dei Nostri Ministeri.Non dimentichiamo che dignità e lavoro non hanno colore politico e che i fondi europei per la realizzazione di opere comuni arrivano agli Enti Pubblici grazie alla presenza dei pescatori.

I GAC Gruppi di Azione Costiera, ad esempio, rappresentano nell’immediato una nuova strada da seguire, insieme ai FEP Fondi Europei per la Pesca, e tutti insieme senza dubbio possiamo portare a casa qualche buon risultato, soprattutto progettando per il miglioramento e per il benessere dell’intera comunità.

Erminio Di Nora

www.erminiodinora.com

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