TRA IL 1860 e 1861 NEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO  di FENESTRELLE

OSSERVARE LE VICENDE DI OGGI

PER CAPIRE MEGLIO QUELLE DI IERI


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Della questione Fenestrelle si è sempre parlato negli ambienti revisionisti dato che già i primi ricercatori Neoborbonici ebbero modo di capire, attraverso l’incrocio di documenti e dati, che in quelle gelide montagne del Piemonte, nell’indifferenza più assoluta dei politici del tempo e delle autorità internazionali, qualcosa di molto grave si era consumato appena dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie.

Il tempo e le dittature dei Savoia tennero segreta l’atroce fine di parecchie decine di migliaia di prigionieri napoletani, la cui tremenda sorte fu quella di morire per il freddo e la fame, per poi essere sciolti nella calce viva e quindi scomparire per sempre nelle acque del torrente Chisone.  

Qualche anno fa Fulvio Izzo rese di dominio pubblico questa grande tragedia attraverso un accorato saggio “Il lager dei Savoia” che, ad oggi, appare l’unico vero punto di riferimento se non altro morale di una scomoda questione risorgimentale.

Oggi che altre dinamiche culturali si innestano intorno a quelle vicende ed altri interessi cominciano ad insistere su luoghi fino a ieri lasciati nel più totale abbandono, si sta assistendo ad una reazione para-risorgimentalista a scoppio ritardato da parte di chi proprio non fa comodo avere il Forte di Fenestrelle marchiato col sangue di quella raccapricciante storia raccontata dagli storici revisionisti e difesa a spada tratta dai Neoborbonici.

E’ chiaro che per costruire una sala da ballo su un cimitero occorre per prima cosa far sparire ogni traccia dei morti. Ed è esattamente ciò che sta avvenendo per Fenestrelle, con l’unica variante che là i morti li hanno fatto sparire allora, ma c’è rimasto il loro indelebile ricordo che, se da una parte appare difficile riesumare, dall’atra risulta oltremodo difficile traslare in altro luogo.

Da esclusive esigenze economico-culturali che trae origine la recente campagna di “purificazione” di quel sito. Purificazione che, prove o non prove, deve necessariamente passare prima attraverso la sistematica demolizione di ogni tesi stragista. E qua il corto circuito con tutti noi.

Mentre l’operazione di rilancio prende forma in iniziative ludiche e commerciali di cui vi alleghiamo una breve rassegna, continuano inesorabili le ricerche sugli “scomparsi” di Fenestrelle che in circa 35mila mancano all’appello.

Nel procedere con le meticolose ricerche tra documenti di archivio, anche non catalogati, seguendo le labili tracce dei “dispersi”, cresce sempre di più il campione dei prigionieri deportati al nord, ed in particolar modo nella Fortezza lager di Fenestrelle, di cui non si hanno più notizie sulla loro sorte e della loro sepoltura. Come dissolti nel nulla o, appunto, come disciolti nella calce.

In allegato uno stralcio del servizio pubblicato dalla rivista specializzata “Storia in Rete” numero di novembre-dicembre 2012.

Cap. Alessandro Romano

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