roccagorgadi Sandra Cervone – Il suo prossimo libro raccoglierà ricordi, documenti e testimonianze del periodo della Resistenza. Un ennesimo omaggio alle sofferenze che la “sua gente e il suo territorio” sopportarono in periodi bellici o di particolari privazioni. Ovviamente stiamo parlando di Giuseppe Centra, poeta, studioso e ricercatore di storia locale, nato a Roccagorga nel 1938 e residente  a Gaeta da tantissimi anni. Ed è proprio in questa città che, da militare prima e da pensionato poi, si è appassionato alla storia, ha iniziato a frequentare musei e archivi, attingendo alle fonti notizie utili per le sue pubblicazioni. Di umile famiglia contadina, Centra aveva iniziato a scrivere versi proprio perché “ispirato dalle bellezze dell’ambiente rurale e dalle emozioni che paesaggi e tramonti suscitavano nel suo animo giovanile”. Il servizio nell’Aeronautica l’ha poi portato allo studio delle immani tragedie che sono stati i conflitti mondiali nel territorio provinciale, mentre le tante testimonianze monumentali e artistiche di Gaeta hanno maturato in lui la passione per la ricerca storiografica e la ricostruzione archivistica. Argomenti di storia religiosa, militare e sociale sono oggi materia di studio e approdano spesso in pubblicazioni documentate che mettono in luce personaggi o fatti dimenticati. Come nel caso dell’ultimo libro, intitolato “Due anime innocenti sulla stessa via” che, a cento anni di distanza, ha ricostruito l’eccidio del 6 gennaio 1913. Un avvenimento che sconvolse Roccagorga e causò la morte di uomini, donne e bambini per la repressione che le forze dell’ordine operarono contro la popolazione inerme solo perché si era organizzata per manifestare contro le “ataviche ingiustizie che era costretta a sopportare”.  Lo scrittore si concentra soprattutto sulla figura di due donne, Fortunata Ciotti e Vincenza Babbo, la prima delle quali anche in stato interessante, che perirono sotto il fuoco dei militari. Casalinghe entrambe, una di 27 anni, l’altra di 47,  erano scese eroicamente in piazza per sostenere la protesta dei loro uomini e per il futuro dei loro figli. “Sono le storie come queste – spiega Giuseppe Centra- a far nascere in me il dovere di raccontarle, per rendere omaggio alle vite spezzate e per evitare che vengano dimenticate. Le domande che mi pongo sono semplici, partono dal voler sapere “come, quando e perché” si sono verificati episodi dei quali, tante volte,  avevo sentito parlare da piccolo ma che nessuno aveva narrato con la giusta chiarezza. Saranno state le privazioni subite nella mia infanzia –conclude- sarà la riconoscenza che sento per aver potuto studiare, ma scrivere è diventato per me quasi un dovere, un’occasione per restituire quello che ho ricevuto”. Per questo stesso principio, del resto, Giuseppe Centra ha promosso e sostenuto l’idea di realizzare a Roccagorga un Museo Civico dedicato agli “Assi dell’Aeronautica”, unico nella provincia pontina, con annessa sezione sulla civiltà contadina del territorio lepino.

Sa.Cer.

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