Nell’ambito delle nuove iniziative di “Meglio” pubblichiamo un breve racconto scritto da Gabriele Vito.

Vi invitiamo a leggerlo per intero e a farci pervenire i Vs. pareri.

 

  • ILLUSIONI NOTTURNE
  • Carl e Bryan camminavano per la strada afosa e buia. Carl indossava una felpa verde, pantaloni bianchi e scarpe arancioni fluo. Portava un foulard a quadretti rossi e celesti.
    Bryan invece portava gli occhiali da sole anche di notte. Gli piaceva sentirsi diverso e in un certo modo originale. Indossava una maglietta bianca con motivi psichedelici e un paio di jeans scuri, strappati e larghi. Stivaletti punk ai suoi piedi.
    “Il party di Mike inizia tra un’ora, e ci ha chiesto di comprare da bere.” disse Bryan.
    “Mi sa che a quest’ora i supermercati sono tutti chiusi.” Disse Carl
    “Proviamo con un bar.” disse Bryan.
    “Ok.”
    I due si incamminarono per una strada stretta ma illuminata. Il loro bar preferito era però chiuso.
    “Miseriaccia!” disse Bryan.
    “Proviamo in quel bar dove siamo stati con Mike venerdì scorso!” disse Carl. E così fecero. Il bar era aperto e anche affollato. L’affluenza era anche dovuta alla partita di calcio della nazionale, e vederla al bar sorseggiando una birra è l’ideale. Carl e Bryan entrarono nel bar zeppo di gente e di fumo che si levava alto e si disperdeva sotto le luci bianche del soffitto del bar. C’era così tanta gente che Carl non capì chi fosse il barista. E poi Bryan era sparito. Carl avanzò a fatica e si ritrovò intrappolato tra un grosso uomo in canottiera bianca con un boccale di birra in mano, e un ragazzo con il pizzetto.
    “Opprimente, vero?” disse il ragazzo con il pizzetto.
    “Lo hai detto.” rispose Carl.
    “Hanno segnato, hanno segnato! GOOOOL!” urlò il grassone in canottiera, che per esultare si gettò l’intero boccale di birra in faccia. Adesso non puzzava solo di sudore, ma anche di birra.
    Carl stava iniziando ad innervosirsi perché non riusciva a vedere Bryan.
    Bryan si trovava accanto al frigorifero del bar. Il barista era totalmente distratto, e non era neppure sicuro che quello che aveva individuato fosse davvero il barista. Aprì il frigo molto velocemente e prese tre birre grandi, richiuse il frigo e sgattaiolò fuori dal locale, incurante di aver pestato i piedi a mezzo bar.
    Carl sentì la gamba destra vibrare. Era il suo telefono. Rispose. Era Bryan.
    “Esci subito dal locale, presto!”
    Carl uscì molto disorientato, e all’uscita vide Bryan con tre birre grandi in mano.
    “Ma le hai rubate?” chiese Carl.
    “Dai che non mi ha visto nessuno. Filiamo!”.
    I due ragazzi iniziarono a correre, e si trovarono di fronte alla loro scuola. La piazza era semideserta.
    “Apriamone una adesso” propose Carl.
    Bryan prese il suo portachiavi con apribottiglie e aprì la birra. Appena il tappo scivolò via qualcosa di simile al fumo iniziò ad uscire dalla bottiglia. Il fumo era molto denso, e di colore tra il verde chiaro e il l’azzurro mare.
    “Ma cos’è?” urlò Carl.
    Il fumo uscito dalla bottiglia aumentò e si propagò per alcuni metri da Carl e Bryan. Dopo qualche secondo, iniziò a materializzarsi un corpo di un uomo. Era molto alto, muscoloso e imponente. L’uomo aveva i capelli mossi e biondi, baffoni biondi e un paio di occhiali da sole a goccia.
    Indossava una giacca con le maniche strappate, e un bermuda rosso e logoro. Le braccia dell’uomo erano piene di tatuaggi colorati, uno raffigurava il volto di una donna, un altro raffigurava un totem. L’uomo aveva una cicatrice che nasceva sulla sua tempia sinistra e, attraversando il naso e le labbra, terminava sulla guancia destra.
    “E tu chi sei?” chiese Bryan, leggermente impaurito.
    L’uomo farfugliò delle frasi sconnesse: “ Ma come…. Dove?… non mi dire che…”
    Trovò il filo e si presentò:
    “Sono Oliver Miller, e un tempo ero un killer. Non so per quale strana magia, ma sono stato ucciso da un gangster rivale. L’ultima cosa che ricordo è di aver preso una bottigliata in pieno volto. Ora che ci penso la bottiglia era della stessa marca di quella da dove sono uscito. Wow che diavoleria!”
    “Davvero sei un gangster?” chiese Carl.
    “Dal mio aspetto non si direbbe? Peccato non essere morto con la mia pelliccia addosso. Mi avresti inquadrato meglio.”disse Oliver.
    “Quindi sei una specie di spirito?” domandò Bryan.
    “Ehm… credo di esserlo” disse Oliver.
    La conversazione fu interrotta dalle urla di un uomo tarchiato che correva in direzione di Bryan, Carl e lo “spirito” di Oliver Miller. Imprecava e agitava tra le mani una mazza da baseball.
    “Se vi acchiappo! Credevate che fossi un coglione? Lo sapevo che in una serata così incasinata qualcuno avrebbe rubato dal frigo! Godetevi l’acido che ho messo in ogni bottiglia! Hahahaha” urlò il barista.
    Carl e Bryan scapparono velocemente, non avevano più energia, ma continuavano a correre per sfuggire a qualcosa di peggio rispetto a qualche doloretto muscolare.
    Seminarono il barista invasato.
    “Beh la festa mi Mike è andata” disse Bryan.
    “Ho voglia di una pizza. Entriamo in quella pizzeria.” Disse Carl indicando un locale alla fine della strada.
    “Perché no, ho fame anch’io” disse Bryan.
    Entrarono nella pizzeria. Niente male. Si sedettero ad un tavolo per due mentre alla tele risuonava la sigla del Tg. Guerre, crisi e politici corrotti. L’ordine del giorno insomma.
    Ma poi arrivò una notizia dell’ultima ora: “Poche ore fa si è verificata una rissa in zona nord, dove è stato ucciso il criminale Oliver Miller.
    “Carl, secondo te il barista ha davvero messo l’acido nelle bottiglie, o ha bluffato?”
    “Non ne ho idea Bryan, non ne ho idea”.

    Gabriele Vito.

     

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