Jake aveva appena terminato il suo turno in banca. Era stata una giornata abbastanza tranquilla e ordinaria, ma si sentiva oppresso dalla monotonia del suo lavoro. Jake non sopportava che gran parte della giornata venisse occupata dal suo impiego.
A pochi metri dalla fermata dell’autobus vide un ragazzino con una felpa nera, scarpe nere, cappello blu e occhiali da sole. Il ragazzino minacciò un anziano signore con un coltello a serramanico e gli rubò il portafoglio. La prima cosa che venne in mente a Jake fu: “ Beh, cosa me ne importa, non lo conosco nemmeno”, ma poi pensò: “ E se al suo posto ci fosse stato mio padre? “.
Jake si tolse la giacca e la porse ad una signora alla fermata dell’autobus, e si gettò all’inseguimento del furfante.
Jake aveva un passato da atleta, e la corsa lo aveva sempre fatto sentire libero. Il ragazzino era entrato in una discoteca molto affollata, e mentre entrava nascose la refurtiva nella tasca della felpa. Jake lo seguì e si ritrovò in un turbine di musica, persone che ballavano incuranti e dj che urlavano al microfono frasi incomprensibili. Gli occhi di Jake impiegarono più di un minuto per abituarsi alle luci multicolore. Il ragazzino si era mimetizzato bene nella folla, infatti aveva iniziato a danzare a quel ritmo ossessivo, ma Jake lo aveva visto in faccia, e non dimenticava mai un viso. Il ragazzino si accorse della presenza dell’uomo e si incamminò verso l’uscita, ma Jake, che si trovava a pochi metri da lui, con un gesto atletico complicato si gettò verso di lui e lo colpì con una spallata, facendolo franare addosso ad alcuni ragazzi seduti presso un tavolo. Il ragazzino sentì alcuni vetri delle bottiglie di gin conficcarsi nella schiena. Si rialzò incurante del dolore e uscì dalla discoteca correndo. Jake fece altrettanto. Il ragazzino correva e si voltava all’indietro per accertarsi della distanza tra i due, che diminuiva sempre di più. Il giovane ladro fece uno scatto innaturale, e si diresse in un vicolo. Appena Jake svoltò vide il ragazzo a bordo di una moto che sfrecciava in direzione dell’autostrada. In quel vicolo c’era un raduno di biker e i motociclisti avevano avuto la brillante idea di lasciare le chiavi delle moto attaccate al quadro, mentre si recavano ad un pub. Jake prese una moto e si diresse verso l’autostrada. Nel frattempo una pattuglia della polizia si era messa ad inseguire Jake che inseguiva il ladruncolo. E poi successe qualcosa che Jake non poteva prevedere: il ragazzino si schiantò contrò un taxi, mentre la moto scivolò verso il guardrail. Jake si fermò e gettò la moto a terra, precipitandosi verso il ragazzo. Era morto. Non c’era più nulla da fare. Jake voleva soltanto acciuffarlo e consegnarlo alla polizia. La volante raggiunse Jake e la sirena si spense. Dalla vettura scesero due poliziotti robusti che si avvicinarono a Jake con la camicia bagnata di sudore e la sua giacca chissà dove.
“ Jake Norton, sei in arresto per omicidio multiplo. “
“ Io non ho ucciso nessuno! Come osate accusarmi! “
I due si scambiarono qualche parola e un gesto di intesa.
“ Finalmente ti abbiamo catturato! Hai ucciso due persone in quella banca! “
“ Io? Io ci lavoro in quella banca! “, singhiozzò Jake.
I due poliziotti si guardarono ancora e uno dei due disse:
“E’ lui, vero? E’ il killer dalle personalità multiple?”
“ E’ lui “ rispose il collega.
“ IO SONO UN UOMO NORMALE, LASCIATEMI ANDARE, MALEDETTI! “ urlò Jake in preda al panico.
“ Portiamolo in centrale, il capo saprà cosa farne. “ disse uno dei due poliziotti.
Jake entrò nella volante. Cosa diavolo stava succedendo? Lui era un uomo normale con un lavoro normale. Almeno dal suo punto di vista. Cosa pensavano gli altri di lui? Soffriva davvero di sdoppiamento di personalità o era tutta una farsa? Tutto questo non poteva essere reale… Eppure lo era.

 

Gabriele Vito.

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