PRESSO LA CHIESA PARROCCHIALE

DEL SACRO CUORE DI VINDICIO – TUTTE LE DECISIONI PRESE FINORA

 

arcivescovo gaeta

Il segretario del Sinodo Diocesano don Carlo Lembo informa che l’ultima assemblea sinodale si terrà non più martedì 26 febbraio, come precedentemente programmato, ma, su richiesta motivata di alcuni sinodali, martedì 12 marzo sempre alle ore 19.00 presso la Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù di Vindicio, grazie alla costante disponibilità del parroco don Antonio Centola.

Quindi il documento finale sarà presentato al nostro Arcivescovo S.E. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio durante la Messa Crismale che si terrà il mercoledì santo 27 marzo presso la Chiesa di San Francesco in Gaeta.

Successivamente in occasione della veglia di Pentecoste, che cade il cinquantesimo giorno dopo la Santa Pasqua di Resurrezione, quest’anno il 18 maggio, saranno presentati gli atti definitivi del Sinodo dal nostro Pastore a tutta la Chiesa che è in Gaeta; sarà una giornata storica che noi tutti avremo la fortuna di vivere di persona.

Nella precedente assemblea i sinodali, sotto l’alta guida dell’Arcivescovo S.E. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio, hanno preso visione del documento riguardante i presbiteri, dopo aver approvato nell’assise precedente quello riguardante i diaconi permanenti.

Sottoponiamo all’attenzione di tutti il documento che è indubbiamente estremamente interessante e pregnante:

La vita fraterna

Premessa

  1. «Tutti i presbiteri, insieme ai vescovi, partecipano dello stesso e unico sacerdozio e ministero di Cristo in modo tale che la stessa unità di consacrazione e di missione esige la comunione gerarchica con l’ordine dei vescovi» (PO 7). La fraternità sacerdotale è il segno della comunione che lo Spirito crea in coloro che sono stati incorporati nell’unico sacerdozio di Cristo unendoli tra loro in “un’intima fraternità sacramentale” (PO 8).

Comunione con il Vescovo

  1. I presbiteri, pur non possedendo il vertice del sacerdozio e dipendendo dai vescovi nell’esercizio della loro potestà, sono tuttavia a loro uniti nell’onore sacerdotale e in virtù del sacramento dell’Ordine, a immagine di Cristo” (CCC 1564). “I presbiteri, saggi collaboratori dell’ordine episcopale e suoi aiuto e strumento, chiamati al servizio del Popolo di Dio, costituiscono col loro vescovo un unico presbiterio, sebbene destinato a uffici diversi” (CCC 1567).

L’Arcivescovo manifesti la propria vicinanza ai presbiteri coltivando nei loro confronti un legame di paternità che si esprima attraverso il dialogo, l’attenzione alla loro vita e la vicinanza al proprio impegno ministeriale.

  1. All’interno della comunione gerarchica trova la sua giusta collocazione l’obbedienza al Vescovo da parte del presbitero: essa affonda le sue radici nel dono stesso del sacerdozio ministeriale, segno del legame costitutivo con una Chiesa particolare che il presbitero diocesano in forza della sua Ordinazione è chiamato ad incarnare.

L’inserimento nell’unico presbiterio

  1. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35).

L’Ordine costituisce in unità tutti i sacerdoti tra loro, sia secolari che religiosi: l’inserimento nel presbiterio rappresenta un elemento costitutivo del sacerdozio ministeriale. Per crescere nella dimensione della comunione si propongano, accanto agli incontri di formazione e ai momenti di spiritualità, “spazi” significativi di condivisione che permettano il confronto fraterno tra i presbiteri.

L’accoglienza dei sacerdoti appartenenti ad altre Diocesi

  1. Prima di accogliere in maniera stabile un sacerdote di un’altra Diocesi il Vescovo assuma tutte le informazioni necessarie e circostanziate sul presbitero. Qualora il sacerdote richieda l’incardinazione, sia consultato il Consiglio presbiterale e si chieda al sacerdote di svolgere un congruo periodo di prova come collaboratore di un presbitero.
  2. Se il presbitero deve rimanere solo pochi anni, si stipuli una convenzione con la diocesi di provenienza che gli consenta di percepire un sostentamento economico. A tale presbitero deve essere affidato l’incarico di collaboratore di un altro presbitero, che lo accompagni e vigili su di lui.
  3. Si tenga nella giusta considerazione l’attuale orientamento della CEI che chiede alle diocesi di non abusare dell’istituto della convenzione per accogliere sacerdoti extra-diocesani: sia allora attentamente valutata dall’Arcivescovo e dal Consiglio presbiterale l’effettiva necessità di questa presenza. Si eviti inoltre l’uso di allungare i tempi di permanenza di questi presbiteri: l’istituto della convenzione (sia per motivi di studio sia per motivi di collaborazione pastorale) è per sua natura un istituto temporaneo della durata di tre anni, eventualmente rinnovabile una sola volta.

La collaborazione pastorale

  1. Affinché la collaborazione pastorale, espressione della comunione che lega tutte le componenti della Chiesa di Gaeta, possa crescere nella nostra Arcidiocesi è necessario impegnarsi per favorire:

  • il rispetto dell’impegno pastorale di ciascun presbitero;

  • la riscoperta delle ricchezza di ciascun confratello;

  • la condivisione delle norme pastorali adottate dalla nostra Arcidiocesi;

  • la proposta di forme sempre più adeguate di pastorale integrata.

La vita comune dei presbiteri

  1. Il Codice di Diritto Canonico (can. 533§1), prevede che si possa derogare che il parroco abiti nella casa canonica per motivi particolari, principalmente in vista di una abitazione comune dei presbiteri. La vita comune:
  • allena costantemente al dialogo e all’aiuto reciproco;

  • dà testimonianza di fraternità allontanando la tentazione dell’isolamento;

  • stimola il rinnovamento di mentalità e fa compiere passi verso una maturità umana.

A questo va aggiunto l’apprezzamento che i nostri fedeli hanno verso queste forme di comunione, che diventano per loro stessi un incoraggiamento a sentire la Chiesa più casa di comunione.

  1. Si individui in ciascuna delle quattro foranie una casa canonica interparrocchiale (Presbiterium) dove possano essere accolti più sacerdoti, specie parroci confinanti. È auspicabile che in queste stesse canoniche interparrocchiali possano essere ospitati sacerdoti in quiescenza che possano prestare la loro importante collaborazione presso le comunità parrocchiali.
  2. Tutti gi abitanti della casa concorrano alle spese di gestione. Il personale di servizio venga assunto a norma delle leggi dello Stato, evitando forme compensative non corrispondenti alle norme del diritto del lavoro. Per le spese delle utenze tutti i presbiteri ospiti contribuiscano almeno in parte alle spese per le utenze ad uso comunitario.

È auspicabile che presso tali canoniche venga data la possibilità ai presbiteri che non vi abitano, specie se di parrocchie vicine, a poter usufruire del pasto comune.

  1. Le comunità sacerdotali coltiveranno un clima familiare che, tuttavia, sia liberato da ogni pretesa di “vita regolare”. La presenza di sacerdoti di età diverse sottolineerà la dimensione propria di famiglia e sarà un arricchimento reciproco.

Il servizio pastorale del clero anziano

  1. Il clero anziano rappresenta per la Chiesa locale una risorsa che va custodita e valorizzata. Il sacerdote che lascia le responsabilità del ministero per raggiunti limiti di età (cfr. can. 538§3) sia invitato:
  • ad inserirsi in una comunità presbiterale;
  • a prestare la propria preziosa collaborazione per la celebrazione dell’Eucaristia, per il ministero della Riconciliazione e la guida spirituale dei giovani e degli adulti.

I Parroci delle piccole comunità e delle isole

  1. Per molti motivi, tra cui la diminuzione di sacerdoti, si rende improcrastinabile che piccole comunità parrocchiali siano unite a parrocchie limitrofe: in questi casi la presenza del parroco non sia ridotta alla sola messa domenicale.
  2. La cura pastorale dell’Isola di Ponza sia essere affidata a due presbiteri i quali, facendo vita comune, presteranno il servizio pastorale per cinque anni.
  3. La cura pastorale dell’isola di Ventotene sia affidata ad una parrocchia di Formia, ove un presbitero diocesano abbia come aiuto un altro sacerdote.
  4. Il servizio sulle isole sia affidato a presbiteri che abbiano più di cinque anni di ordinazione.

Rapporto con i diaconi

  1. Crescere nel rapporto con i diaconi significa in concreto per i presbiteri:
  • instaurare un autentico rapporto di collaborazione;

  • inserirli in ruoli inerenti il loro essere consacrati;

  • valorizzare le “coppie diaconali” in quanto tali e le loro famiglie.

La formazione permanente

Una premessa

  1. Oltre la dedizione e la generosità per il ministero sacerdotale occorre coltivare il dono spirituale ricevuto:“Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te” (2 Tm 1,6) soprattutto con:

  • la cura della “comunione”(il rapporto con il Vescovo e il presbiterio, il rapporto con la comunità parrocchiale); gli incontri mensili, le iniziative comunitarie di spiritualità o anche di cultura o di svago possono essere provvidenziali occasioni di comunione fraterna;

  • l’esercizio della carità pastorale, dell’amore adulto presbiterale in risposta al molteplice “ascolto” proprio del ministero(ascolto della Parola, della vita delle persone, dei carismi e ministeri che lo Spirito suscita);

  • una sana gestione dei ritmi di vita e di formazione attraverso la cura di se stessi e della propria umanit(gli affetti, i sentimenti, la capacità di dialogo e di relazione, il riposo, l’organizzazione del proprio tempo).

  • la cura della propria formazione permanente.

Gli ambiti della formazione permanente

  1. La formazione permanente è un’attenzione continua che il presbitero esercita verso la propria maturità umana e spirituale: il rapporto armonico tra ministero presbiterale e vita umana va continuamente ricercato, con particolare attenzione alle virtù umane (cfr. Pastores Dabo Vobis, 72 e Presbiterorum Ordinis, 3). Di fronte a differenti attese ed urgenze si rende necessario quel giusto equilibrio umano unito a matura flessibilità nei cambiamenti e a forte fedeltà all’essenziale della propria vocazione. Queste capacità sono già patrimonio di una maturità personale, ma in parte vanno apprese nel tempo: di qui l’importanza di un vero cammino di formazione permanente sia a livello personale sia come presbiterio. Per favorire tale itinerario si valorizzino in particolare due ambiti:

  • La formazione intellettuale e pastorale. Particolare importanza sia data a temi che hanno oggi maggior rilievo nel dibattito culturale e nella prassi pastorale quali la Sacra Scrittura, l’etica sociale, la bioetica, l’evangelizzazione, la famiglia, i mezzi di comunicazione sociale, etc.

  • La formazione spirituale. “Il presbitero deve evitare qualsiasi dualismo tra spiritualità e ministerialità, origine profonda di alcune crisi” (Direttorio, n. 71).Senza una vita spirituale, la vicenda cristiana e pastorale del presbitero risulterà inevitabilmente impoverita, incentrata forse su rigidità interiori o su sicurezze frutto di false aspettative, piuttosto che su un cammino di gratuità che gli permette di essere “sempre più aperto ad accogliere la carità pastorale di Gesù Cristo, donatagli dal suo Spirito con il sacramento ricevuto(Pastores Dabo Vobis, 72).

Gli strumenti organizzativi della formazione permanete comunitaria

  1. Il Consiglio presbiterale imposti un programma triennale di formazione intellettuale, pastorale e spirituale dei presbiteri, in modo da non vanificare le buone intenzioni e fallire negli obiettivi preposti.

  2. I corsi di aggiornamento siano proposti almeno due volte l’anno puntando sulla qualità degli incontri. Tali momenti residenziali favoriscano la fraternità tra i presbiteri: a tal fine in questi giorni, in linea di massima, non si celebri nelle Parrocchie.

  3. L’Arcidiocesi offre annualmente ai presbiteri un corso di esercizi spirituali vissuti in forma comunitaria. Tale esperienza sia obbligatoria per i giovani presbiteri e per tutti quei presbiteri che provenienti da fuori diocesi e iniziano il loro servizio pastorale nella nostra Chiesa locale.

  4. I ritiri spirituali abbiano una cadenza mensile e prevedano: la celebrazione liturgica dell’Ora Media; la proposta del predicatore; l’esposizione del Santissimo Sacramento, un tempo di silenzio e di preghiera con possibilità di celebrare il sacramento della Riconciliazione, e uno scambio fraterno di idee sul tema proposto. Sia nei ritiri che negli esercizi spirituali si abbia particolare cura dei momenti di silenzio e di un contatto profondo con la Parola di Dio. E’ opportuno che divenga prassi consueta la individuazione di un giorno fisso del mese per dare a tutti la possibilità della partecipazione.

I giovani presbiteri

  1. I primi anni di sacerdozio sono i più decisivi e devono essere perciò proposto un particolare percorso formativo che aiuti i giovani presbiteri a maturare un più stretto rapporto personale con l’Arcivescovo e sostenga il loro inserimento nell’unico presbiterio. Si favorisca, fin da subito, la vita comunitaria dei giovani presbiteri con quelli più maturi, in modo da consentire reciproco sostegno con scambio di riflessioni ed esperienze, esercitando la pratica evangelica della correzione fraterna.

Non si affidi l’incarico di parroco ai giovani presbiteri per i primi due anni dopo l’Ordinazione, ma li si affianchi come vicari parrocchiali ad un presbitero esperto. Per eventuali eccezioni sia consultato il Consiglio presbiterale.

  1. Per le necessità della diocesi e per una più completa formazione culturale, è opportuno che i giovani presbiteri vengano indirizzati e favoriti nel continuare gli studi dopo l’Ordinazione pur mantenendo un incarico pastorale nelle parrocchie dove sono stati inviati. In vista delle necessità della diocesi si operi da parte dell’Arcivescovo una differenziazione nella scelta delle facoltà universitarie in modo che nella pastorale e nei vari ambiti ci si possa avvalere di veri esperti.

  2. Si istituisca la figura di un delegato all’accompagnamento dei giovani presbiteri, il quale curi la loro formazione e favorisca il loro inserimento nel presbiterio. Durante l’anno pastorale si prevedano quattro incontri per giovani presbiteri più una gita-pellegrinaggio di alcuni giorni, con la presenza dell’Arcivescovo e del presbitero delegato. A tali incontri partecipino anche i presbiteri provenienti da altre diocesi che stabilmente prestano servizio nelle nostre parrocchie anche solo il sabato e la domenica.

Tempi sabbatici

  1. L’Arcivescovo proponga un periodo sabbatico ai presbiteri in particolari situazioni di stanchezza e ai presbiteri chiamati a cambiare parrocchia nel periodo antecedente l’inizio del loro nuovo ministero. Questo tempo sia finalizzato soprattutto alla formazione intellettuale, pastorale e spirituale.

 

 

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