Da decenni si parla in giro di “valori”, quelli veri, quelli da lasciare in eredità ai nostri figli, quelli che loro sapranno ricordare con amore e gratitudine, casomai nel segreto delle loro anime.

Non c’è una parola più svalorizzata di “valore”. Ad essa ormai si ricorre in un richiamo ipocrita, parossistico, patetico, inutile ma è fuori dubbio che alle future generazioni stiamo consegnando una società peggiore di quella tramandataci dai nostri padri che, mem0ri dei tempi bui della guerra, sapevano non solo conservare ma addirittura risparmiare in elogi verso le nuove generazioni.

La maggior parte dei padri di oggi (me compreso, si capisce) sta confezionando un pacchetto misero e scarno per i propri eredi e spesso del pacchetto c’è solo visibile una bella carta colorata.

Ma il contenuto?

Mi affacciavo alle scuole superiori e c’era gente che vaneggiava del proletariato anziché del capitalismo ma la stragrande maggioranza di quei ragazzi che, bardati di rosso, inneggiavano a gruppi come le BR, ora è da decenni impegnata nella libera professione della politica che stavolta il rosso ce l’ha messo davvero ma è limitato ai tappeti di velluto di palazzo Madama o delle immediate vicinanze o, peggio ancora, delle dipendenze periferiche.

Non ho messo molto a disilludermi e ad imparare a pesare le persone non in base al titolo né tantomeno in base al capitale accumulato ma non pensavo, sinceramente, di vivere una crisi di “valori” prima di tutto monetari ed economici e, solo in secondo ordine, “valori” morali.

Questi ultimi sono finiti da tempo nel dimenticatoio e vengono spolverati inutilmente solo in consessi pubblici dinanzi ad ascoltatori con tanto di sorriso stereotipato stampato in volto.

Nella ciclicità tipica dei decenni questo per me resta il più pericoloso, quello da cui si uscirà in qualche modo ma dubito che se ne esca bene.

La politica, di cui tanto ci lamentiamo vanamente, non fa che rappresentare la debolezza tipica del nostro modo subdolo e utilitaristico di vedere la vita tanto è vero che ancora una volta il corpo elettorale non ha saputo scegliere.

Non intendo dire che una cosa sia meglio di un’altra ma intendo dire che siamo abituati ad essere schiavi di certi personaggi tanto da non avere il coraggio di mostrarli veramente quei “valori” che da troppo tempo sonnecchiano nel nostro inconscio.

Ma allora, almeno, afferriamo il coraggio a due mani e finalmente diciamo apertamente che dei valori poco ce ne frega poiché ognuno ha il suo campanile da erigere e proteggere, magari grazie agli amici degli amici.

Non andremo lontano? Ce lo diranno i nostri figli!

Gino Ciafrone

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