di Angelo D’AMBRA – A NOLA LA TERZA EDIZIONE  DELLE GIORNATE DI STUDI SU NICOLA ZITARA03_giornata_nola_13_aprile_manifesto_zitara_20131

Il 13 aprile, presso la sala congressi dell’Hotel dei Platani a Nola, si svolgerà la terza edizione delle Giornate di Studi su Nicola Zitara, un percorso iniziato tre anni addietro a pochi mesi della morte del meridionalista di Siderno (RC) come tentativo di rendere partecipi relatori ed uditorio della ricostruzione delle linee
fondamentali della teoria del separatismo rivoluzionario. Per ricomporre la pienezza di questo progetto è necessario ricordare che l’analisi della letteratura di Zitara costituisce un’impresa completamente diversa da quelle tradizionali alle quali è abituato con precisione filologica l’ambiente culturale meridionale. Buona parte degli scritti di Zitara non fu licenziata per finire impaginata in libri, l’intero suo pensiero è sparso tra le pagine dimenticate di giornali e la rivista on line Fora.
Fu tra i primi ad utilizzare il web come veicolo per le sue tesi, si servì di due romanzi, si fece autore di se stesso; non è possibile dunque ricomporre la letteratura zitaraiana – e così il suo pensiero – se non attraverso il confronto continuo, la verifica e la distinzione degli approcci iniziali dalla conclusione in una pluralità di documenti. Solo così è possibile individuare, le fasi, le approssimazioni di un’idea, il percorso di maturazione di un pensiero finora non sufficientemente conosciuto. Nelle passate edizioni il profilo biografico e politico di Zitara tracciato da Lorenzo Terzi ha accompagnato l’approfondita disanima di Pasquale Zavaglia e Alfonso Pergolesi dell’opera magna “L’invenzione del Mezzogiorno”, mentre
l’intervento di Mino Errico ha intrecciato i sentiti ricordi personali al disvelamento di alcuni dei punti nodali del pensiero zitariano.
Quest’anno, sotto l’incalzare della crisi ed il precipitare delle condizioni di vita nel Mezzogiorno fotografato dalle statistiche, l’appuntamento preannuncia maggiore spazio dedicato alle problematiche sociali ed ambientali e la problematizzazione del pensiero di Zitara.
Per la prima volta, la consueta attività organizzativa dell’ideatore Angelo D’Ambra vede l’affiancamento di un attivo comitato promotore costituito dall’associazione Due Sicilie di Gioiosa Ionica, dalla rivista elettronica Fora e dalla pagina Fb Briganti. Il convegno si presenterà ancora una volta come luogo d’analisi, indagine e condivisione, utile sia come primo momento di avvicinamento alla lettura dei libri di Zitara, sia come approfondimento e rielaborazione critica della teoria del separatismo meridionale.
Zitara ha rappresentato e rappresenta il Meridione che alza la testa, che vuole sottrarsi al vortice in cui è precipitato, preda di spregiudicate equazioni di mercato. Dopo di lui, chiunque si avvicini alla storia del risorgimento non può non riconoscere che l’unità d’Italia ha rappresentato l’impoverimento programmato del Sud da parte dei conquistatori tosco-padani, un programma che si protrae tutt’oggi con il colonialismo della produzione, visibile oggettivamente nei
mercati meridionali nei quali consumiamo per il 70% prodotti importati dal Nord, e nei tassi di disoccupazione, con i meridionali che fungono da manovalanza a basso costo per le imprese del Nord e da carne da macello per l’esercito. Con originalità e acume analitico, Zitara ha mproceduto lì dove la generalità degli autori meridionali si è fermata.
Non si è limitato alle mere descrizioni, non si è sentito semplice spettatore del dramma della sua gente. Egli ha messo in rilievo proposizioni e soluzioni politiche. A tre anni dalla sua morte possiamo dire che la società meridionale, nelle sue frange amministrative, politiche ed accademiche, l’ha temuto e continua a
temerlo, la cultura “ufficiale” ha nutrito nei suoi confronti una enorme diffidenza, Zitara è fuori dal dibattito culturale e politico ed ogni sua scarna citazione è mortificata da volute distorsioni che ne annullano la radicalità. Nella riflessione teorico-pratica di Zitara si realizzava però un nuovo modello di intellettuale e di
lavoro politico che il Sud deve riscoprire per spezzare le proprie
catene, un’intellettuale organico al proprio mondo, non più gregario e
figlio di una cultura della subordinazione e della marginalità; una
riflessione che, come già su queste pagine si ricordava, gli faceva
scrivere: “Il Meridione si sta avviando verso il disastro totale. Che
fare, allora? Possiamo rendere ancora un servigio alla nostra terra,
liberandola. Non ripeterò l’errore dei rivoluzionari del 1799, nè
quello dei liberali del 1860. Starò con loro anche a costo di
infiocchettarmi con i gigli dei Borbone e d’andar sottobraccio con
Carmine Crocco, starò con loro. Questo è il mio popolo”.

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