Gaetano Benedetto:Note le posizioni sul Parco dell’Assessore D’Arco,

i documenti approvati lo smentiscono però su molte affermazioni

 

Da tempo sono molte le pressioni dell’Assessore provinciale Silvio D’Arco, così come la veemenza delle sue espressioni nei confronti dell’Ente Parco e di Gaetano Benedetto, prima Presidente e oggi Commissario Straordinario.

 

Dispiace che nonostante i numerosi tentativi di distensione posti in essere dall’Ente Parco, un altro esponente della Provincia alzi nuovamente i toni. L’Ente Parco ritiene, in coerenza a quanto già altre volte detto, che non sia opportuno replicare sui giudizi e sulle considerazioni generali, questo non fosse che per rispetto dei cittadini che certamente non apprezzano le inutili contrapposizioni istituzionali a cui troppo spesso si è assistito. Si ritiene però necessario puntualizzare alcune asserzioni perché, come facilmente riscontrabile dagli atti reperibili anche sul sito internet del Parco, sono assolutamente non veritiere e quindi false. Pertanto, limitandosi alle osservazioni dell’Assessore D’Arco e citando solo atti già approvati dall’Ente e già trasmessi alla Regione Lazio ed al Ministero dell’Ambiente, si documenta  che:

  • non è vero che si è vietata la pesca, come anche la Regione Lazio ha già avuto modo di riscontrare, questa è ammessa sia sul lago di Paola che in quello di Fogliano ai sensi sia dell’art. 4 comma 2 punti j) e k) del Regolamento stralcio dei laghi costieri, sia dell’art. 74 del Regolamento del Parco;
  • non è vero che è stata vietata la navigabilità sul lago di Paola anzi, come riconosciuto dal Tribunale superiore delle Acque e come già riscontrato dalla Regione Lazio, questa è stata introdotta dal parco coll’art. 4 comma 2 punti a),b),c),d), e), f), g), h) ed i) del Regolamento stralcio dei laghi costieri e con l’art. 75 del Regolamento del Parco;
  • non è vero che non si è avuta attenzione alle attività economiche, prova ne siano le disposizioni sulle attività agricolo, zootecniche e serricole di cui agli articoli 45 e 67 del Regolamento,  la promozione dell’agriturismo di cui all’art. 64 del sempre del  Regolamento, la definizione delle aree ambientali compatibili con attività turistico alberghiere di cui all’art. 35 delle Norme Tecniche di attuazione del Piano, la definizione del Marchio per i servizi turistici di cui all’art. 99 del Regolamento, le scelte sulla portualità di cui all’art. 44 sempre delle Norme Tecniche e dai riporti cartografici, la semplificazione delle procedure per opere e manufatti all’interno delle aree di promozione economica e sociale di cui all’35 del Regolamento,  l’accoglimento di una serie di servizi indicati dagli enti locali (come ad esempio i posteggi a San Felice o la destinazione di aree ad attività sportive) come risulta anche dai verbali delle riunioni tecniche con i Comuni allegati al piano e cartografati nell’ultima versione delle tavole di piano, il protocollo d’intesa sottoscritto col Comune di Ponza sulla valorizzazione e fruizione dell’Isola di Zannone.

 

In relazione alla questione della nautica, il dott. D’Arco come Assessore allo Sviluppo Economico dovrebbe perfettamente sapere della crisi senza precedenti che in tutt’Italia ha colpito il settore portando purtroppo al fallimento (o alla vendita a società estere) aziende ben più solide e radicate che non la Rizzardi. Dire che la crisi a Sabaudia è avvenuta per responsabilità del Parco è quanto meno fantasioso, fuori dall’attualità storica di questa contingenza economica.

 

Riguardo all’idea progettuale della Provincia, che prevedeva un intervento strutturale sul Canale Romano d’ingresso nel lago di Paola con abbattimento e sostituzione del cosiddetto Ponte Rosso, a cui l’Assessore D’Arco fa riferimento scagliandosi impropriamente e violentemente contro Ente Parco, si ricorda:

  • che c’è stata un’azione puntuale della Sovrintendenza che ha posto un vincolo architettonico diretto sul Ponte Rosso;
  • che all’epoca il bene era sottoposto a sequestro giudiziario;
  • che il bene è di proprietà privata e non è mai stato reso disponibile ad alcun intervento;
  • che gli studi archeologici dell’Università La Sapienza di Roma hanno dimostrato quanto l’intervento di recupero abbia complessità maggiore a quella valutata e costi ben superiori a quelli preventivati e molto parzialmente accantonati dalla Provincia;
  • che era prevista una risagoma della sezione del canale per portarlo ad una profondità di quasi 3 metri e, seppur richiesta, per quanto risulta all’Ente  non è mai stata predisposta alcuna valutazione sulla tenuta delle opere di epoca romana e sui possibili cambiamenti ambientali conseguenti alle modifiche della portata delle acque del canale;
  • che, seppur richiesta, per quanto risulta all’Ente non è mai stata avviata neppure in via preliminare la valutazione d’incidenza che avrebbe consentito di poter valutare al meglio l’incidenza ambientale dell’idea progettuale mai trasformata  in progetto vero e proprio e quindi mai formalizzata ad alcun Ente.

 

L’Ente Parco rimane a disposizione dell’Assessore D’Arco, così come di chiunque altro, per fornire ogni documentazione possibile rispetto a quanto sopra affermato qualore questi dovesse avere problemi a reperirla essendo questa, come già detto, già accessibile sul sito www.parcocirceo.it

 

 

 

Sabaudia 10 agosto 2012

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