Per l’Inps era morto il 31 dicembre 2012, “come risulta dai dati pubblicati nel suo ‘cassetto previdenziale’ sul sito dell’ente previdenziale, e per ottenere la pensione ha dovuto dimostrare di essere vivo e vegeto”.

E’ successo ad Antonio Salzano, dirigente dello Spi-Cgil della Campania, che racconta in prima persona la vicenda di cui è stato, suo malgrado, protagonista.

“Per controllare lo stato della mia pensione che tardava ad arrivare – racconta Salzano – giorni fa sono andato con il mio Pin nel sito dell’Inps e ho scoperto la data del mio decesso. Ho ricontrollato incredulo più di una volta ma dopo l’esame dei dati anagrafici, di residenza e fiscali non ho avuto più dubbi.

Per l’efficientissima Inps ero proprio morto”. Quindi, come riferisce ancora il sindacalista attraverso lo Spi, “mi sono recato allo sportello dell’Inps di Salerno per chiedere chiarimenti e ho dovuto fare domanda di ripristino della pensione. Gli ho detto che ero vivo e che se volevano controllare mi potevano anche dare dei pizzicotti.

Mi hanno consegnato una lettera che definiva l’importo dell’assegno ma, ahimé, è stata indirizzata ai miei eredi”.

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