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PONTECAGNANO FAIANO – Scaricava acque reflue nel torrente Sardone e depositava nel piazzale della sua azienda rifiuti speciali senza alcun permesso, denunciato a piede libero un imprenditore di Pontecagnano Faiano dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno. I militari del Noe, coordinati dal capitano Giuseppe Ambrosone e unitamente a quelli della locale stazione, hanno anche apposto i sigilli di sequestro alla nota attività – un impianto di trattamento e recupero di rifiuti speciali pericolosi e non, come rifiuti liquidi speciali del tipo solventi, soluzioni di lavaggio, inchiostri, liquidi di produzioni e simili – oltre che ad un piazzale di alcune centinaia di metri quadrati per il valore di decine di migliaia di euro. L’operazione di ieri mette in esecuzione il decreto del Gip del Tribunale di Salerno, il dottore Bruno de Filippis, ed è stata organizzata dal sostituto Procuratore della sezione reati ambientali della Procura salernitana, Carmine Olivieri,  guidata dal Procuratore Capo, Franco Roberti.

Gli uomini della Benemerita, dopo una lunga attività di indagine, sono entrati in azione per fermare l’imprenditore che ormai, senza nessuna autorizzazione, scaricava nel torrente Sardone,, attraverso una condotta esterna all’opificio, le acque piovane di dilavamento del piazzale che circonda il capannone aziendale, da ritenersi acque reflue industriali per il loro essere suscettibili di contaminazione. Un’operazione altamente inquinante, visto che sul piazzale venivano spesso movimentati e stoccati, per il successivo smaltimento o recupero, rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi riposti in centinaia di contenitori, tra bidoni e cisternette. Ma l’opera dell’industriale picentino non si limitava solo a questo. Infatti i carabinieri hanno rilevato anche che l’uomo effettuava sul piazzale esterno al capannone aziendale il sistematico deposito di una rilevante quantità di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, il tutto in contrasto con le modalità di stoccaggio dei fusti e delle cisternette fissate dalla autorizzazione regionale e da effettuarsi all’interno di strutture. Nello specifico infatti stoccava bidoni e cisternette contenenti rifiuti speciali pericolosi e non, contenenti sostanze come scarti di inchiostro, solventi, miscele, soluzioni di lavaggio, acque madri, fondi di distillazione, residui di reazioni e imballaggi con residui di sostanze pericolose. Un’attività che, come tra l’altro evidenzia lo stesso Gip De Filippis nel decreto di sequestro preventivo, “verificandosi sul piazzale la movimentazione ed il deposito di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, con conseguente inquinamento delle acque di dilavamento, scaricate nel torrente Sardone, senza essere convogliate nell’impianto di depurazione”.

 

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